16 maggio 2013

Storie d'acqua di Luca Pagliari. Impressioni di una tree-hugger in trasferta.

Sto per rifare outing, sono diventata una tree hugger.

Che la cosa fosse in germe da tempo puo' darsi, la conversione definitiva e' avvenuta sicuramente a Londra. Chiedersi cosa succederebbe se tutti gli studi di architettura e le copisterie del tuo ridente neighbourhood smettessero all'improvviso di riciclare la carta e diventare una che dice "greeeen" al posto di ecologico e' un attimo. 

O dove finirebbe la massa di cibo avanzato ogni sera nei cinque-supermercati-cinque della tua strada se non fosse svenduta o data in beneficenza. O quanto ci vorrebbe a soffocare la citta' con la plastica indifferenziata dei miliardi di sandwich a un pound e cinquanta di cui gli studenti come te si nutrono on a daily basis. Questo per spiegare come e' successo.

Luca Pagliari nell'Aula Magna del Liceo Scientifico Morgagni di Roma 

foto da storiediacqua.com
 

Immaginatevi quindi il mio entusiasmo quando ho ricevuto l'invito di Paola a partecipare al rumore su Twitter in occasione della tappa di Roma del progetto Storie di Acqua di Luca Pagliari. Un idea così buona, quella di Luca, che è cresciuta a ogni giro di boa. Doveva essere una ricerca sul tema delle sorgenti, ma quello che ha scoperto era così interessante che ne hanno fatto un documentario. 

Che hanno trasmesso sul National Geographic Channel. Che è diventato una campagna di sensibilizzazione nelle scuole. Ma non una delle solite campagne tutta improntata al catastrofismo e al senso civico. Uno spettacolo che ti fa semplicemente vedere quanto non sia scontato avere quest'acqua che esce dal rubinetto quando lo giri, che ti fa sentire il rispetto di chi con l'acqua ci lavora e si impegna a custodire tutto il territorio che circonda una sorgente.



Ovvio che sarei andata. Anche se si trattava proprio di incontrarli gli studenti del Liceo Scientifico Morgagni, di vedere il documentario in mezzo a loro.
Se aiuta a contestualizzare io al liceo ero quella che aveva nove a greco, gli occhiali assimilabili ai connotati del viso e una collezione di golfini neri tutti identici. Quella che organizzava le gite ma poi non partecipava. Non avevo previsto che avrei rimesso piede in un liceo. E invece i ragazzi hanno saputo sorprendere il mio pregiudizio.

Con quell'aria un po' strafottente di default di chi non deve prendersela troppo per contratto. Di chi noi siamo noi e voi siete voi. Gli chiedi di parlare e sono timidi, ma poi si svelano se gli metti in mano un bigliettino. Attenti, incazzati, sognatori. Si rammaricano di non essere stati coinvolti anche loro su Twitter, col senso pratico disarmante dei più giovani. Scrivono parole a cavallo tra il "ti faccio contenta prof" e la poesia. Danno tutta l'impressione di essersela presa a cuore invece questa faccenda dell'acqua.







E IO COSA HO IMPARATO?

  1. I bunker di James Bond esistono davvero. Solo che non c'è la Spectre dentro ma le sorgenti di acqua minerale. Le sorgenti dell'acqua che beviamo sono inavvicinabili, protette da tunnel di acciaio e porte blindate che nemmeno Fort Knox. 
  2. Chi attinge a una sorgente per imbottigliare l'acqua si occupa di proteggere tutto il territorio circostante. 
  3. Non è vero che l'acqua rientra subito nel famoso ciclo. Per questo è importante non sprecarla. 

E IO COME MI IMPEGNO?
Due trucchi cavoliamerenda style 

  1. Visto che l'acqua salata della pasta non si presta a innaffiare le piante, la pasta la farò risottata più spesso. 
  2. Guardate che ho trovato a Londra? Un tappo per la doccia che ti segnala quando stai esagerando con l'acqua. Lo volevo da una vita, ora lo compro davvero. 

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13 maggio 2013

La guida foodie di Lisbona: i dolci portoghesi, breviario per principianti.

Il bancone di paste da colazione e da te' della Conserveria Nacional (ce n'e' uno a parte per i dolci tradizionali)


Siamo tornati. Attraversando una tempesta in compagnia di una bambina urlatrice e dell'immancabile gita supercafona delle file in fondo che invocava la provvidenza perché ci risparmiasse in caso di disastro aereo ma non sottilizziamo. L'importante e' che ci risiamo.


Anzi, ci risiamo da una decina di giorni. Sono io che mi sono ammalata appena tornata come non mi succedeva dai tempi gloriosi dell'asilo e che ho vanificato l'epica prova di aver scritto le bozze dei post su Lisbona  in tempo reale sul cellulare per la gioia di J come Giobbe. Che gia' aveva accusato il colpo quando gli ho confessato che delle novecentosettantatre volte che ho interrotto una camminata per una foto, solo quarantadue si sono concretizzate in una condivisione su Instagram. Comunque poco male, considerando che la mia attivita' principale a Lisbona e' stata l'analisi comparata di tutti i dolci che la pasticceria Portoghese poteva offrirmi per saldare un conto aperto dal 2009,  un po' di dissenteria era quello che ci voleva per recuperare una parvenza di forma fisica. Piuttosto scusate il lungo silenzio senza preavviso.

Comunque dicevamo, i dolci Portoghesi.
Semplificando in modo brutale mi sento di farvi una rivelazione.
Nei dolci Portoghesi o e' uovo, o e' mandorla.



a destra: Bolo de Arroz, una torta semplice e asciutta da accompagnare a un caffellatte - a sinistra: Tarte de Coco


Potrei aggiungere che come in tutti i paesi caldi con poca possibilita' di conservare (o di procurarsi) gli ingredienti base della pasticceria continentale come il burro e il latte, anche la pasticceria Portoghese ha fatto di necessita' virtu' e ha inglobato nei suoi dolci i canditi, la frutta secca e il cocco delle colonie brasiliane. Potrei aggiungere che nei "bolos" riccamente decorati, ispirati alle corone dei monarchi, ho ritrovato i fasti dei Borboni. Che nella molle dolcezza delle mandorle dei Mori ho risentito echi di Sicilia per via della comune dominazione araba. Ma purtroppo avevo il dente avvelenato. 


in primo piano: Caracol coi canditi
sullo sfondo: Bolo Moka - Se cercate dolci italianizzanti cercate questo e andate sul sicuro

Perche' a differenza degli altri popoli mediterranei, i Portoghesi hanno sviluppato una particolare devozione per le uova, che raggiunge la sua piu' alta manifestazione nella "masa de ovos": una crema di tuorlo crudo addensato a forza di sciroppo di zucchero e olio di gomito. Il che sarebbe anche stata un'interessante nota culturale a margine se non me lo fossi ritrovato a tradimento in tutte le colazioni che ho ordinato. E che al mio posto ha consumato Dr Smart.

Fortunatamente a questa predilezione per le uova crude si accompagna un certo orgoglio dei pasticceri per aver saputo mantenere inalterato il giallo brillante del tuorlo, per cui se nemmeno voi siete golosi di uova crude come serpenti, occhio a tutto cio' che e' arancione. Occhio anche a tutto cio' che e' recheado, ovvero ripieno, perche' e' frequente che dolci europei dall'apparenza innocua come i palmier di sfoglia o le tasche e i rotoli di pasta genovese siano stati portoghesizzati con una bella spalmata del solito ripieno. 


Detto questo, tutto il resto e' buonissimo.


a sinistra: Ovos Moles de Aveiro fuori e dentro - a destra: la Queijaria Nacional dove assaggiare le Queijadas di Sintra e comprare ottimo formaggio, croquetas (o queidinos) de ovos

I DOLCI NEL DETTAGLIO



Dolci Tradizionali

L'orgoglio di Lisbona sono i Pasteis de Nata, delle barchette di sfoglia simile a quella delle sfogliatelle ricce napoletane con un ripieno di crema di latte caramellata. Personalmente li ho trovati un po' anonimi, anche scansando le offerte di sei pasteis a un euro e andando a cercare i migliori della citta' fino a Belem. 

Molto diverse e assolutamente locali le Queijadas di Sintra, tartellette di pasta croccantina con un ripieno antico di ricotta e formaggio profumato di noce moscata e cannella. Spostandosi da Sintra a San Gonzalo la barchetta che contiene il ripieno diventa una stella.

Dolci di Mandorle

Mentre in Sicilia le mandorle si fanno pasta, qui restano in granella e aggiungono ai dolci una texture scura e rustica. Da provare i Leiras (tipo amaretti neri e ruvidi) e se lo trovate il Bom Bocado de Amendoa (buon boccone alla mandorla): un cubetto di pasta sofficissima e spugnosa ricoperto di mandorle e sciroppo.


Le Brioche
Come in Sicilia sono tonde e molto asciutte. Compatte e lievitatissime sotto a una crosticina lucida e croccante. Non e' raro che abbiano il ripieno solo in cima quindi mordetele con criterio o vi ritrovate subito con una pasta vuota.

Nel caso del Bolo Rei la consistenza e' quella di una colomba, pero' rivestita di grossi canditi colorati che se siete particolarmente fortunati vi capita la fetta con la zuccata. Dr Smart ipotizza che si chiamino "dolce del Re" e "dolce della Regina" perche' rappresentano le due diverse corone. Lo riportiamo per dargli atto che il soprannome se lo suda.

una fetta di Bolo Reina - il dolce della Regina
Il dolce del Re e' piu' colorato


Indirizzi da non perdere


Confetaria Nacional, Praça da Figueira
Pastelaria Suiça, Praça Dom Pedro IV
Pasteis de Belem, Rua de Belem 84
Queijaria Nacional, Rua da Conceiçao 6



View Lisboa Foodie Guide - Pastry Shops in a larger map






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24 aprile 2013

Tracotanza, questa conosciuta. Post a alto Indice Glicemico. Terzo e ULTIMO.



Imbarazzarsi di quella rosa ricorrente, così vistosa tra i banchi di un campus di scienze.
Tra gli zaini radical-sdruciti dei più grandi.

Trasudare insofferenza all’aumentare del tasso glicemico di una telefonata piacevole.
Farlo presente. 

Minacciare convulsioni davanti alla tv/al cinema/alla radio/al telegiornale se la coerenza del dialogo/dell’intreccio/del dibattito/del messaggio non si palesa granitica.

Considerare eccezioni alla precedente i film drammatici di Castellitto e gli sceneggiati inglesi in costume. Proporne ripetutamente la visione. In lingua originale se necessario.

Osservare dopo qualche mese che quello di Natale era un regalo romantico.  Alla risposta “Stavo aspettando che te ne accorgessi” non battere ciglio. Al massimo, sorridere.



Ricevere con manifesta esuberanza regali quali: un levapelucchi a batteria, una scartatrice elettrica, zatteroni di gomma. Osservare invece  che il libro di ricette riportato dal viaggio di lavoro ha un’estetica anni ‘80 - nonostante l’autore sia effettivamente il tuo definitivo Messia culinario.

Lasciare commenti puntuali sul retro degli scontrini dei bar, lamentando lo stato deprecabile  in cui si è trovato il  bagno. Ripetere in tutti i locali in cui si renda necessario.

Anagrammare e trasporre il mobilio di casa bisettimanalmente. Occasionalmente chiazzare almeno un muro di prove di colore. Decidersi per una sfumatura di grigio tiepido ma non caldo dopo qualche settimana di vita a tre con un muro dalmata. Scoprire che il grigio quasi caldo va riprodotto a mano. Riprodurlo nell’acquaio in cucina.

Tramenare per casa passate le tre di notte perché in mancanza di sonno è un buon momento per caricare una lavatrice. Farlo solo indossando le scarpe di gomma di cui sopra, rumorosissime. Urtare qualcosa tra uno sgnek sgnek e l’altro.

Proferire spesso una delle seguenti:
  • “Visto che sei in piedi (completare a piacere)”
  • "Sai cosa mi piacerebbe? (completare a piacere, purché il cosa sia difficilmente attuabile/ reperibile)"
e la peggiore
  • “Mi è venuta un’idea (completare a piacere cercando di includere una delle locuzioni seguenti: “all’IKEA” “potremmo invitare” o “qualcosa di insolito”)
Io non lo so che regalo mi toccherà oggi. Ma so che certe libertà si pagano.
E non mi stupirei se fosse questo libro.

10-anni-con-mafalda


A Dr. Smart: GRAZIE di farmi ancora regali, di un qualunque tipo, da dieci anni.
Con tutto che conosce i retroscena.


PS: chi non conoscesse la definizione di tracotanza in termini di Murphy la trova qui.


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20 aprile 2013

Una città che dovete assolutamente vedere.

in senso orario: la vista dal Miradouro da Graca, la Chapelaria Azevedo Rua, il Monastero dei Geronimiti a Belem

Sono in partenza e non lo sapevo.
Non che non mi ricordassi che verso fine aprile J come Giobbe ed io celebriamo una ricorrenza ad alta densità di cuori e putti che spargono a larga mano petali di rose sul nostro cammino. Anzi, per l’occasione scende dal piedistallo anche quello del giardino che normalmente ospita una begonia sulla testa.* E’ che avevamo esaurito i fondi la spinta propulsiva con l’ondata delle celebrazioni appena passate e fino a ieri non sapevamo se saremmo andati da nessuna parte.

*Per chi se lo chiedesse, preciso che il putto è stato messo a dimora in giardino dai legittimi padroni di casa. Come anche la Madonna con la corona di led.

in senso orario: Il Terreiro do Paco, la Se con il tram 28, la Pastelaria de Belem dove sono stati inventati i Pasteis de Nata

E invece domenica parto.
Con mezzi valori sballati da settimane, una nausea che mi parla e l’ultimo pasto che ho consumato che era una pastina all’olio così bavosa che non ne mangiavo una uguale dai tempi della scarlattina ricorrente. Ma che sono sempre a un passo dalla rottamazione si sapeva e considerando che pensavamo di passare la settimana dell’anniversario a grattare l'intonaco della casa nuova è già tanto che andiamo.
La meta non è Lourdes ma ammetto che sarebbe stata una buona idea. E’ un posto caldo tutto in salita che mi permetterà di sfoggiare i dieci chili che ho appena preso con la disinvoltura di una Audrey in vacanza e di sudare come un bue da macello nella settimana più romantica dell’anno cavoliamerenda.

in senso orario: la piazza del Rossio, la Confeitaria Nacional, la stazione centrale

E’ una città che emoziona con la luce, più della nebbia di Parigi, più del verde della Moldava, una città che “al sole scintilla”. Ma non vi dico chi l’ha scritto perché sennò la indovinate subito. E’ una città con abitudini proprie e ritmi lenti, una città di ventagli che si allargano sul porfido delle strade lucenti e tra le mani delle vecchie signore. E’ una città di blu che si ripete nell’estuario del fiume, sull’orizzonte sempre presente dell’oceano, sulle mattonelle disegnate che rivestono le facciate. Di case fresche di ombra silenziosa e squillanti di colori.

in senso orario: il lungo Tago al quartiere Oriente, la chiesa di N. S. da Graca, il lungo Tago al quartiere Oriente

Una città dalla lingua che suona inaspettatamente dura, che ti rassicura per scritto con la sua lentezza latina ma poi la senti e non capisci se devi scendere o no della metro. Che sulla mappa diceva Terreiro do Paço e la speaker ha detto Trriirdpaaz_u. Che cerchi ingenuamente i francobolli come “selus” e, a parte il fatto che nessuno li tiene, devi avere un conato per pronunciarlo in modo comprensibile a un locale. Cioè Ts_lsh

Una città dove i lustrascarpe esistono ancora, dove le vecchie vendono pesce dalle ceste, dove i bambini sono ancora “creature” e i loro vestiti nei negozi sono ridondanti bomboniere di lino freschissimo. Una città dove si gioca a carte la notte sui tavolini comunali, dove si guarda il cielo dal buco nel tetto di un convento, dove se entrate in una rosticceria e chiedete cosa c’è in un piatto a caso, la risposta è sempre e comunque baccalà.

in alto il magnifico Convento do Carmo


Una città che dovete assolutamente visitare prima di scomodare mete troppo esotiche, troppo distanti, troppo inaccessibili. Una delle meno care d’Europa, tra l’altro.
L’avete riconosciuta? Sennò tra una settimana ve lo dico io. 

A proposito di questo: a parte il terzo e ultimo post della saga del mese del diabete programmato per mercoledì, ci risentiamo tra una decina di giorni con la guida foodie e alcune indicazioni sui dintorni che non dovete assolutamente perdere quando ci andate. Se invece volete qualche anteprima real time del viaggio la trovate da domenica su Instagram -compatibilmente con la disponibilità della rete che troveremo.

*per chi non ha Instagram le foto sono visibili dal pc cliccando su questo link – oppure un paio al giorno (sperabilmente le migliori) su Twitter/Facebook/Google+ Le foto di questo post sono sempre mie, ma di qualche anno fa. Se mi dite su Instagram che adesso sono migliorata mi fate felice. Mentite.

la vista dal Miradouro di Santa Lucia


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15 aprile 2013

Il mese del diabete aka "Buon compleanno Dr.Smart"

illustrazione dell'artista francese Peynet
Se non si fosse ancora capito, aprile su Cavoli a Merenda è il mese del diabete per cui c'è da aver pazienza.
Oggi tocca a Dr. Smart, che arriva a 30 anni con tutti i suoi denti, nemmeno un buco di carie e una barba da talebano che lèvati.

Confesso che ero tentata di fare come Dante e lasciare al non detto tutta la grandezza del mio sentimento, ma poi ho pensato che due parole proprio se le meritava.

illustrazione dell'artista francese Peynet

Gent.mo Dr. Smart,

Perché quando gira i tortellini li accarezza e se taglia il pane lo cesella.
Perché i carboidrati la sera non li mangia, ma i Sofficini® li classifica come proteine.
Perché ha saputo dirmi sei bellissima in un range di ampiezza di ventisei chili - e beato lui ci crede davvero.

Perché la volta che stiro una camicia io se la mette due volte per non sprecare il mio tempo.
Perché le bastava vedere il mondo in sedici colori e invece lo commenta in blu navy e grigio caldo.
Perché interrompe i suoi conti per guardare shopping night.

Perché è una persona umile.
Perché deve dire la sua.
Perché fa gli anni lo stesso giorno di Eulero e se vuole riesce ad essere altrettanto palloso.

Perché la sua idea di serata romantica è giocare a Resident Evil in modalità coop.
Perché è comunque molto più romantica della mia.
Perché troppe parole non le piacciono ma poi se ne scorda e parla come un film vecchia Hollywood.

Perché colleziona Carletti, vive di equazioni ma poi regala libri di poesia.
Perché ha voluto prendere casa con me, nonostante me.

Volevo dirle grazie.
Volevo dirle che sta invecchiando bene. E di non preoccuparsi dei capelli che tanto c'è la barba.

Buon Compleanno,

un'ammiratrice



Post Scriptum Ad Personam:
Ora puoi anche smettere di gongolare e tornare al lavoro che sennò stasera arrivi tardi e io la torta me la mangio da sola. Ti aspetto a casa, quella vera.

Nota per i Lettori:
Ebbene sì, squillo di fanfare, Cavoli a Merenda e J come Giobbe abbandonano la soffitta condonata e vanno a stare in una casa vera. Ma questa è un'altra storia e merita un post a parte. Stay tuned =)


12 aprile 2013

Scaloppine alla pizzaiola con olive nere e pistacchi: la nostra ricetta per Artista del Fornello



E’ ufficiale, sono una blogger di Roma. Mi rendo conto che dalle foto del Pantheon sui vari social probabilmente ci eravate arrivati. Ma io no. L’invito di Valentina all’evento organizzato da Mutti per i blogger romani mi ha trovato impreparata come il giorno che ti arriva la lettera della pensione e tu ti sentivi ancora giovane. O nel mio caso una blogger di Firenze.

E invece Roma, esterno giorno. Il primo caldo dopo un inverno stranamente lungo. Il vestito blu navy che va sempre bene, una giacca un po’ informale un po’ no e una scuola di cucina in un quartiere che non sapevo nemmeno esistesse. Metteteci che era una vita che non andavo a un evento di foodie romani e che delle nuove leve -neanche tanto nuove- non conoscevo nessuno. Metteteci che nell’ultimo mese sono ingrassata di una buona decina di chili senza preavviso il che mi rende social quanto Manny dell’era glaciale.

da sinistra: Bread and Butter, Lamponi e Tulipani, Verde Cardamomo, Greta's Corner, In cucina con Roberta, Porzione Singola
Metteteteci che per farmi riconoscere come quella che a Roma c’è scesa ieri col disco volante, esordisco con un “bella però questa zona”. Corso Francia, come dire Notting Hill a Londra. Metteteci che inizio a galleggiare nel sollievo come scopro che l’ambiente è divertito e divertente, che tutti abbiamo due mani di troppo per le foto ufficiali e che, come càpito càpito, in squadra avrò gente simpatica. Già perché siamo lì per una gara.

La mia squadra - da sinistra: il Gamberetto, Acqua e Farina, In cucina con Roberta
E immaginatevi come mi sono sentita quando ci hanno detto che noi due facevamo il secondo, e per la precisione una scaloppina alla pizzaiola dritta dritta dagli anni ottanta. La parola è “morire”. Cucino poco la carne. Vorrei poter dire che è perché troppa fa male al fegato ma la verità è che si impiatta male ed è bruttina da fotografare. Ci siamo date per perse, io e la simpaticissima Sississima che cucinava con me.

Mai d’accordo sull’impiattamento ma del tutto sulla cucina. Così ci siamo fatte guidare dalla deriva mediterranea che aveva preso la nostra squadra, abbiamo deciso di aggiungere olive e pistacchi tostati alla ricetta tradizionale e ne è venuto fuori un secondo saporitissimo che ho già rifatto due volte. Vi dirò, neanche tanto demodé.

Acqua e Farina aka Sississima con lo chef di Coquis

La giornata in pillole

Mi sono piaciuti:

Ho scoperto:

  • che oltre alla Conca del Fucino in Italia esiste un Bacino Padano e che il pomodoro Mutti viene tutto da lì.
  • che il signor Mutti è un ragazzone alla mano che vive letteralmente in mezzo ai pomodori - e non so a voi ma a me la gente innamorata del suo lavoro mi piace un sacco.
  • che il concentrato di pomodoro si può mangiare crudo e io invece in un pesto non ce lo avrei mai messo.
  • che qualche anno fa ascoltavo di più e avrei saputo dirvi tutto sul pomodoro. Ora invece osservo di più i gesti e sono dovuta andare a rileggermi alcune informazioni sul sito. A proposito: non ascoltare è un chiaro sintomo di invecchiamento Chiara, sappilo e poni rimedio #notetoself
Lamponi e Tulipani

Secondo me anche basta:

  • La pasta condita solo dentro. Bella eh? Però l’involucro appiccicoso e nudo della pasta scondita fuori è una moda destinata a passare. Detto questo, i paccheri monoporzione degli chef del Coquis erano così buoni che gli si perdonava volentieri.
  • La competizione tra blogger. Non so quant’era che non vedevo una combriccola di blogger così vivace e disinvolta, una bella lezione di umiltà e di buon internet che crea situazioni win-win per tutti come ai vecchi tempi.

Chi c’era:


Roberta – In cucina con Roberta
Nicoletta – Bread and Butter
Claudia – Verde Cardamomo
Greta – Greta’s Corner
Sally – Sally Chef
Angelo – Porzione Singola
Martina – Lamponi e Tulipani
Eli – Il gamberetto
Silvia – Acqua e Farina

E finalmente, la nostra ricetta


Scaloppine alla pizzaiola con olive nere e pistacchi

SERVONO (per due persone)

6 fettine di vitella – io ho usato un pezzetto di girello e l’ho tagliato col famoso coltello. Attenzione, il coltello dev’essere affilatissimo o rovinate la carne. 
mezza tazza di olive nere sott'olio, tagliate a fettine
due spicchi d'aglio, senz’anima
due cucchiai di concentrato di pomodoro
due cucchiai di pistacchi tritati
acqua calda salata, magari della pasta
una presa di peperoncino
una presa d’origano
olio evo e sale



COME SI FA 

Tostare i pistacchi in una padellina antiaderente senza alcun grasso.
Scaldare l'aglio senz'anima nell'olio con poco peperoncino e le olive nere a fettine. Togliere l’aglio quando è trasparente. Passare le fettine nella farina all’ultimo momento e scuoterle bene. Rosolarle e appena sono sigillate sciogliere il concentrato di pomodoro nell'olio. Aggiungere due dita di acqua salata e un pizzico di origano. Alzare il fuoco e far tirare velocemente la salsa in modo da cuocere la carne per poco tempo e farla restare morbida.

Suggerito da me: come non macchiare la mozzarella

Spegnete il fuoco e spezzettate la mozzarella a mano, appoggiandola su ogni porzione di carne. Coprite con un coperchio per farla sciogliere. Aspettate 10 minuti e servite la carne con abbondante pane. Cospargere con i pistacchi tostati all'inizio e servire.

Imparato dallo chef

  • infarinate le fettine all'ultimissimo momento sennò assorbono la farina e continuano a tirare fuori l'acqua
  • meglio una padella non antiaderente perché l'antiaderente fa stracciare la farina della panatura


A proposito di Mutti

Chi mi segue da un po’ avrà notato che questo è il primo evento brandizzato a cui decido di partecipare. Il motivo è che il triplo concentrato lo tengo in frigo davvero, accanto ai capperi sotto sale e alla senape a l’ancienne, per tutte le volte che abbiamo voglia di minestrina senza brodo.



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08 aprile 2013

Oh mamma! E' proprio il caso di dirlo!

poster di Marianne Lo Monaco su Etsy

Perché aspettavi me per un consiglio, poi storci il naso e fai di testa tua.

Perché mai e poi mai faresti la pasta in casa, tu che il country non era una scelta.
Perché hai comunque gli asciughini da guardare e quelli per asciugare.
Perché hai qualcosa del nonno e forse lo passerete a me.
Perché come lui sei dalla parte dei giovani. Perché nemmeno a te piace la verdura.

Perché da quando hai l’iphone non parli più con nessuno.
Perché hai portato la quaranta, il cappotto di pitone e zeppe che il mondo non ha più rivisto. Perché “stiamo perdendo tutto quello che abbiamo fatto nel ‘68”

foto via pourfemme
Perché ti scopro negli occhi che lo trovi sexy, non che ormai dopo quarant'anni lo sopporti.
Perché quando hai cominciato tu non c’erano nemmeno i soldi per le scarpe.
Perché alla mia età avevi una bambina nella pancia e ti stavi comprando la casa al mare.

Perché per te gli anni ‘80 sono finiti ieri. 
Perché eri davvero in carriera, mica come le donne manager di ora.
Perché volevi fare la professoressa e meno male che non hai potuto. 
Per i tuoi studenti mancati, che ringraziano.
Per come invece sei rimasta flessibile e simpatica.

foto via Vanity Fair

Perché non ti ha aiutato nessuno e hai fatto benissimo da sola.
Perché hai aiutato tutti a comprare case non tue
Perché hai insegnato a me che casa è molto di più.
Perché erano tuoi i casaviva che salvavo dal macero.
Perché “disegnami la piantina” e poi duriamo tre ore.

Perché poi mi chiedi la ricetta ma tanto mica la rifai.
Perché hai paura che abbiamo mangiato poco.
Perché mi regali vestaglie per abbracciarmi da lontano. 
Perché poi le metto anche se sono gonfie e pelose.
Perché hai poche certezze e le rinnovi spesso.
Perché cambi posto alle cose e idea sulle persone.
Perché mi hai insegnato a leggere tra le righe.
Perché mi hai insegnato a lasciar andare il superfluo.
Perché fai un dramma solo delle cose stupide.
Perché ti offendi se non ti chiamo. 
Perché tu però mica mi chiami.
Perché la tua ironia aumenta ogni giorno.
Perché aumentano quelli che ci guardano da là, ma tu sei vivace lo stesso.
Perché con questi capelli sono uguale a te, e po’ mi fa incazzare e un po’ mi piace. 
Perché mi hai fatto gli occhi neri, anche se i tuoi sono più belli.
Perché hai la risposta giusta al momento giusto, ma tu la dai.
Perché ti sei  misurata con me anche quando ero una bambina.
Perché anni dopo mi sorridi e mi spieghi perché avevo ragione.

Volevo dirti che ti ringrazio. Volevo dirti che stimo, perché sennò parliamo sempre d’altro.
Auguri per i tuoi radiosi sessant’anni. E che anch'io possa arrivarci in gamba come te.

Ah, c’è un’altra sorpresa. Appena passa la neve tieniti libera che andiamo a fare un giro a Londra, perché il tuo regalo abita lì.